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Il militare di leva.

Archiviato in Parole, Saperi da il giorno 20 Agosto 2018 0 Commenti • views: 583

Dopo anni di lotte per abolire la tanto attesa, quanto discussa, leva per poi esserci riusciti (il dritto) oggi si pensa di ripristinarla (il rovescio). Ognuno sulla leva ha la sua opinione ed i suoi ricordi, belli e brutti. Non vedo semplice (ma credo che nel concreto lo sappia anche il Ministro) ripristinare il militare obbligatorio dopo che sono state dismesse le caserme e ridotto, professionalizzandolo sempre di più, il personale. Lo vedo ancor più difficile di fronte all’aumento di coloro che frequentano l’ Università con la necessità di iniziare ad acquisire esperienze lavorative subito dopo la laurea. E qui la domanda sorge spontanea. Ai giovani manca il servizio di leva o l’educazione (e qualche scappellotto) della famiglia? Tutto ciò che porta ad una sana discussione, da chiunque venga, è sempre positivo!!!”

 

Questa la stimolante discussione lanciata da Carlo Vellutini nel suo profilo Facebook. Chiaramente si schiera per la giusta abolizione (il diritto) e non certo per il suo ripristino (il rovescio) evocato dal Ministro degli Interni Salvini. E indica anche le motivazioni per le difficoltà alla loro riedizione. Quindi pone la domanda:  “Ai giovani manca il servizio di leva o l’educazione (e qualche scappellotto) della famiglia?”  E qui anticipa il suo punto di vista riducendo il significato e la supposta utilità in alternativa a qualche scappellotto o migliore educazione da parte della famiglia. Come cercherò di spiegare è molto riduttivo il confronto, prova inconfutabile che Carlo non ha fatto il militare. Perché una persona con la sua vivacità intellettuale ben altre considerazioni avrebbe potuto sollevare avesse fatto la sua naja.

 

La prima e più importante motivazione che vorrei sottoporre è quella relativa alla quantità e alla diversità dei commilitoni che incontri e impari a conoscere in un momento cruciale della vita.

Il cerchio medio di una struttura militare è la Compagnia, formata mediamente da circa 120 unità, e comandata normalmente da un Capitano (Ufficiale inferiore, tre stellette).

Questo è un numero già sufficiente a far incontrare persone di tutte le regioni e zone d’Italia, con formazione scolare la più varia (dalla licenza inferiore fino al laureato), senza distinzione di colore politico, di ricchezza personale, di mestiere, impiego lavorativo eventualmente espletato, di credo religioso o di prestanza fisica! Quest’ultima magari, se sono state fatte delle buone selezioni, può individuare persone adatte a prestazioni particolari. Ricordo per esempio che i selezionati per l’incarico di assaltatore avevano normalmente un fisico eccezionale, in quanto a vigore e forza atletica.  Ma per il resto a chiunque poteva essere chiamato a svolgere compiti i più diversi. Ricordo per esempio il mio amico Marino (Frustalupi), partito già barbiere professionista, che ritornò radiotelegrafista e ci riempì il capo di ta-ti- ri- tita-tati-tata-titi. Molti di questi mestieri sono poi serviti per l’impiego una volta ritornati alla vita civile.

 

Ma l’effetto più eclatante era il confronto con dialetti e personalità i più diversi e immaginabili. Non era un sentire sporadico, era un incontro continuo 24 ore su 24, con ragazzi che in poco tempo divenivano amici. Nonostante lo sforzo che qualcuno provava per parlare italiano, la maggioranza continuava a parlare il proprio dialetto, appena appena addomesticato verso l’italiano. C’era anche il bilingue, cioè chi parlava con noi in italiano, più o meno corretto, ma all’occorrenza parlava il suo dialetto, normalmente incomprensibile se parlato stretto, per esempio quando parlava al telefono con casa. Così che ti ritrovavi a spiegare cosa voleva dire una più o meno banale parola italiana sconosciuta nel dialetto.

I toscani come aprivano bocca venivano tutti classificati automaticamente come “fiorentini”. Quando sappiamo quanto diversi siano i vari dialetti delle varie città toscane. Ma lo stesso capitava a noi verso i veneti, verso i piemontesi, i siciliani, i sardi, i pugliesi o magari i campani che per noi erano tutti napoletani!

Ovviamente non c’era solo una differenza di dialetti, ma anche di caratteri a seconda della provenienza, delle loro culture, delle loro usanze, delle loro educazioni, delle loro estrazioni sociali.

E questo si notava parlando delle cose più varie, dalle considerazioni generali sulla vita fino alle cose apparentemente più banali come il commento a certi film o trasmissioni televisive. E sentivi che le differenze di opinione erano legate più al luogo di origine di ognuno di noi. Quando cioè il filtro della provenienza era evidente. O magari parlar di donne……….

Questo grande e totale interscambio nei più svariati aspetti credo sia di una importanza formidabile quanto poco notato in generale da chi non lo ha vissuto. Un arricchimento reciproco fantastico che nessun altra occasione della vita può offrirti. Ci saranno poi per ognuno occasioni di viaggi, di incontri, ma mai dell’intensità e varietà provata durante la leva militare. Come dire. Conoscere tutti – o quasi – gli italiani, comunque conoscerli meglio.

Le amicizie fatte in situazioni di coercizione o di sacrifici e di gioie divengono peraltro alla svelta profonde, vere  e sincere!

 

Una seconda motivazione riguarda la conoscenza di certi aspetti della vita militare. Un esercito ridotto solo a grandi specialisti non va da nessuna parte. Assomiglierebbe ad un esercito fatto di generali, colonnelli, capitani, marescialli e sergenti, ma senza truppa. Che se guerra mai fosse, ci vuole tutta la gamma di compiti, e la diversità dei ruoli è una cosa indispensabile. E chi non è mai stato nel servizio militare, anche per pochi mesi, non servirebbe a niente. Uno degli insegnamenti più duri – quanto indispensabile –  che ti da il servizio militare è quello di dover obbedire – senza discutere – ad un ordine di un superiore. Sembra facile? Forse per chi non lo ha mai fatto. Eppure è una delle cose basilare, e all’inizio più dura, negli eserciti. A questo è legato il concetto di grado e di importanza. Ma anche di efficienza al servizio da svolgere. Può essere duro obbedire senza discutere ad un tuo superiore di grado che magari come uomo sai essere mica tanto intelligente o comunque a te inferiore. Oppure dover obbedire ad un ordine che a te pare sbagliato. Eppure se vuoi essere un buon soldato per la difesa del tuo paese, così deve essere. E questo non si impara restando a casa in attesa che ti chiamino all’ultimo momento e senza un minimo di preparazione.

 

Come effetto collaterale devi saper distinguere i vari gradi militari. Ma questo è quasi un divertimento!

 

Dal momento che la patria ti chiama forse è utile saper fare qualcosa. Per esempio mettere dei fiori nei nostri cannoni? No, quello va bene nelle canzoncine, ma se devi combattere per il tuo paese un’arma devi saperla usare. E allora un addestramento devi pur farlo. E dal momento che è veramente “una questione di vita o di morte” penso conviene farlo nel miglior modo possibile. Non sono cacciatore e quindi non maneggio abitualmente armi. Avendo fatto il mio servizio di leva come sottoufficiale dei Bersaglieri ho però usato pistola, moschetto, mitra, bazooka, cannone e carro armato! Quando ho dovuto farlo l’ho fatto con interesse, attenzione, curiosità e pure soddisfazione.

Se lo devi fare, fallo per bene.

 

Concludendo credo che sia chiaro come io sia favorevole al servizio di leva. Dico di più: se non l’avessero levata mi sarebbe piaciuto l’avessero fatto anche le mie due figlie in relazione alla prima motivazione che ho espresso. Il tempo impiegato nella leva non è tempo perso. Sono occasioni di vita per conoscere il prossimo incredibilmente ricche, valide e vere.

 

P.S. Queste le riflessioni che mi ha dato l’input di Carlo Vellutini, ma scrivendo ho dovuto frenare perché rischiavo di scrivere di tutto il mio servizio di leva! Alzato il coperchio, scriverò per questo un pezzo a parte.

 

Appendice

Ecco cosa succede in 21 Paesi europei

Hanno appena 30 anni o li dovranno compiere tra qualche mese, i ragazzi italiani che per primi hanno beneficiato della sospensione del servizio militare obbligatorio. Niente più visite mediche, né rinvii per frequentare l’università per i nati dal 1987 in poi. Dal 1 gennaio 2005 in Italia il servizio militare non è più obbligatorio ed è stato sostituito da un servizio civile su base volontaria. Ma cosa succede nei principali Paesi del resto d’Europa?

 

Austria – Qui il servizio di leva è ancora obbligatorio e dura 8 mesi. Per gli obiettori di coscienza può essere sostituito con un servizio civile di 12-14 mesi o due anni se si parla di cooperazione allo sviluppo. Poi c’è il civic service, un impegno part-time nel settore pubblico, una sorta di servizio civico che si avvicina in parte al servizio civile pur allontanandosene nella forma.
E poi è previsto, così come in Germania, per tutti i giovani senza distinzione di sesso, la possibilità di dedicarsi a un anno di volontariato sociale ed ecologico.

Finlandia – Il servizio militare è tuttora obbligatorio e dura da 6 a 12 mesi con la possibilità di prestare un servizio “non militare” che consiste nello svolgimento da parte dei giovani obiettori di coscienza di lavori socialmente utili. Dura 395 giorni (il doppio del servizio militare) e prevede un periodo di formazione di 28 giorni su temi come l’internazionalizzazione, la pace, l’ambiente, la sensibilizzazione civica e il lavoro.

Danimarca – Qui le forze armate sono miste: per il 30% composte da militari di leva e per il 70% da volontari. È però consentita l’obiezione di coscienza e la possibilità di un servizio civile, con stipendio inferiore ed una durata di 13 mesi (anziché 9).

Francia – E’ partita con il passaggio dalla leva obbligatoria alle forze armate professionali volontarie, aperte a uomini e donne, per arrivare con una legge del 2006 al servizio civile volontario. Quest’ultimo ha una durata minima continuativa dai 6 ai 12 mesi, ed è aperto a giovani tra i 16 e i 25 anni. Inoltre permette loro di rendersi utili alla collettività. Il servizio può essere svolto in diversi settori, tra cui la prevenzione, la sicurezza e la difesa civile, sia in Francia che all’estero

Recente: Francia, il ritorno della leva obbligatoria: toccherà anche alle ragazze

Il servizio militare, cancellato nel 1997, coprirà un periodo che va da 3 a 6 mesi: “Un modo per socializzare e riscoprire i valori della Repubblica” dice il presidente Emmanuel Macron

Germania – E’ stata mantenuta la leva obbligatoria, ma c’è la possibilità sia di svolgere il servizio civile in alternativa a quello militare sia di poter scegliere tra due grandi programmi di servizio volontario, che costituiscono un’offerta di formazione per i giovani collegata all’impegno in istituzioni di tipo sociale o ecologico.  I programmi, aperti ai giovani dai 15 ai 27 anni di entrambi i sessi, sono:

l’anno di volontariato sociale che esiste dal 1964 e prevede un impegno di un anno presso istituzioni di assistenza ai bambini e ai giovani;

l’anno di volontariato ecologico che esiste da 10 anni e prevede un impegno presso istituzioni e organismi attivi nella tutela ambientale e della natura.

Norvegia – Il servizio militare è obbligatorio per tutti gli uomini: dura da 6 a 12 mesi, con possibilità di essere richiamati fino 44 anni per partecipare a successive esercitazioni. E’ riconosciuta l’obiezione di coscienza. Ogni caso viene vagliato singolarmente e può essere consentito un servizio civile della durata di 16 mesi.

Grecia – La Grecia non prevede un servizio civile alternativo e ha mantenuto obbligatorio il servizio militare. L’obiezione di coscienza rimane ancora una possibilità per chi dimostra di obiettare per motivi religiosi o filosofici ma viene svolto come un servizio militare non armato e dura 23 mesi rispetto ai 12 standard.

Regno Unito – In Gran Bretagna, seppur non esiste una agenzia per il servizio civile nazionale, il volontariato è molto attivo e diverse attività di servizio alla comunità sono promosse in questo settore. Con il lavoro della Russell Commission, avviato nel 2001, Londra ha definito una strategia di promozione dell’impegno civico dei giovani attraverso specifiche attività che si fondano sulla partecipazione a progetti di organizzazioni no profit, come, ad esempio, il progetto “Millennium Volunteers” e successivamente “V Program”.

Cipro – Una legge, approvata di recente, prevede lo svolgimento di trenta mesi di servizio civile alternativo rispetto ai venticinque del servizio militare.

Svizzera  – Il servizio civile esiste da dieci anni ed è stato finora scelto da oltre 15.000 giovani, quale alternativa agli obblighi di leva. Gli obiettori di coscienza sono chiamati a svolgere per 18 mesi lavori di pubblica utilità, ad esempio in ambito di sanità, socialità, ambiente, aiuto umanitario e aiuto allo sviluppo.

Portogallo – Il servizio militare è diventato volontario dal 1999 ed è garantito il diritto all’obiezione di coscienza attraverso il servizio civile sostitutivo o complementare al servizio militare.

Lussemburgo – In Lussemburgo esiste una legge sul servizio volontario per i giovani, tra i 16 e i 25 anni, che consente loro di impegnarsi in un progetto personale presso un’organizzazione giovanile nei settori della assistenza sociale, dell’impegno per la pace o dello sport. Non esiste peraltro alcun obbligo di servizio militare.

Belgio – Il servizio civile volontario in Belgio non è mai stato contemplato, da quando, nel 1994, è stato abolito quello militare. Sebbene non sia presente alcuna forma, neppure similare, di Servizio Civile gli ideali che esso persegue, come quello di incentivare nei giovani il senso di appartenenza e di legame con una comunità, sono garantiti da altre forme di volontariato cui partecipano molti ragazzi.

Spagna – La Costituzione del 1978 prevedeva la possibilità di istituire il servizio civile alternativo attraverso l’obiezione di coscienza. Dal 1 gennaio 2002 non esiste il servizio militare obbligatorio e, dopo un confronto con le ONG e il sindacato, il governo ha deciso di rinunciare ad una legge sul servizio civile volontario per favorire lo sviluppo del volontariato.

Lettonia – Nel 2002 è stata approvata una legge sul servizio alternativo a quello militare. E’ stata altresì prevista l’abolizione del servizio militare obbligatorio dal 2007. Non c’è ancora oggi una consolidata esperienza di servizio civile per poter trarre un bilancio.

Lituania – La legge sul servizio militare obbligatorio comprende disposizioni per il servizio alternativo, ma l’obiezione di coscienza non è pienamente riconosciuta, in quanto durante la prestazione del servizio di difesa nazionale alternativo al giovane è comunque conferito lo status di soldato e come tale è sottoposto alle autorità militari.

Paesi Bassi – In Olanda il servizio militare obbligatorio è scomparso dal 1996. E’ in corso un ampio dibattito sul tema del volontariato e, in particolare, il dilemma riguarda la possibilità o meno di introdurre un anno di servizio alternativo obbligatorio per i giovani. Non si parla propriamente di servizio civile ma le finalità appaiono le stesse, dato che si discute sulle modalità con cui impiegare i giovani a servizio della comunità

Polonia – E’ stato il primo paese del Patto di Varsavia che ha riconosciuto nel 1988 il diritto all’obiezione di coscienza. Attualmente il servizio volontario giovanile è promosso nell’ambito delle politiche di sviluppo ed educative e dura 6 mesi.

Repubblica ceca – Ha istituito dal 2002 il servizio civile su base volontaria, partito il 1 gennaio 2003 a seguito dell’entrata in vigore della legge. Essa prevede due forme distinte di servizio civile: il servizio civile alternativo a quello militare (concluso nel 2004) e il servizio volontario, per il quale è necessario aver compiuto 15 anni per rimanere dentro i confini dello Stato o 18 per svolgerlo all’estero. Non ci sono limiti di età.

Slovacchia – E’ stata prevista l’abolizione del servizio militare obbligatorio dal 2006. Fino ad allora tutti i giovani tra i 18 e i 29 anni erano chiamati alla leva

Svezia – Non esiste il servizio civile volontario, ma è previsto un servizio alternativo a quello armato, per obiettori di coscienza. Il servizio civile alternativo al servizio militare può durare da 3 a 10 mesi, coinvolgendo allo stesso modo uomini e donne. All’età di 17 anni i cittadini svedesi vengono sottoposti a test di idoneità psico-fisica ma non tutte le reclute vengono effettivamente chiamate al servizio militare, né tanto meno a quello civile. Circa il 30% degli uomini sono convocati e, di questi, solo 400 svolgeranno il servizio civile.

 

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