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Il mio amico Emo Parrini

Archiviato in Immagini, Parole da il giorno 14 febbraio 2019 0 Commenti • views: 717

Con Emo siamo stati ragazzi assieme nella Fattoria degli Acquisti. Grosso modo della stessa età, il gruppo dei ragazzi allora era composta da Franco Minucci, il fratello Agostino, io, mio fratello Rodolfo, Mario e Cipriano Ciacci, Franco Mencacci, Luigi Merli, mio fratello Raffaello che era un po’ più piccolo e appunto Emo Parrini. Certo non ci mancavano stimoli per giocare: giocattoli comprati pochi, ma tutto era ampiamente sostituito dalla nostra fantasia e capacità di adattare ogni cosa che ci capitava in mano in qualcosa di reale. Così un foratino da muratore opportunamente munito di foro superiore diveniva una trebbiatrice a fermo. Tre tavolette inchiodate tra di loro erano un trattore a cingoli. Il dente di una falciatrice diveniva uno splendido aratro monovomere. Una ruota dentata ricordava splendidamente le ruote del Landini a testa calda. Si trattava ovviamente di attrezzi per lavori agricoli e nel gioco ognuno prendeva il nome di qualche operaio della fattoria. Così c’era chi diveniva Cecchino Minucci, chi faceva la parte di Bruno Chelini unico capace di guidare il tre assi cambiando senza grattare. C’era poi chi faceva Memmo Bonucci, operaio del’officina. C’era chi voleva fare Edo Ferrandi  di Montepescali (ribattezzato Carnera da mio babbo) che era praticamente sempre al fuoco della forgia. E chi voleva fare Gigiotto, altro operaio nella squadra di meccanici guidata come capoofficina da mio babbo Giorgio. Il babbo di Franco e Agostino Minucci faceva il barrocciaio, quello di Franco Mencacci era Raggio il guardia della fattoria, il babbo di Luigi era il fattore Merli, il babbo di Emo, di nome Nando faceva diversi mestieri ma l’ultimo fu quello prestigioso di frantoiano. La sua dolce mamma Giulia faceva la tata per i figli dei Conti.

Come ogni lavoratore della fattoria venivamo pagati per quindicina: i nostri soldi erano rappresentati dalle foglie di alloro. Ce n’era tanto da rischiare di avere l’inflazione!

Giocavamo per terra, sotto le mimose o sotto gli olmi. Giocavamo con le canaletta dell’irrigazione che percorrevano la fattoria trasformandosi per noi splendidi canali navigabili con le navi costruite grazie agli scarti di falegnameria di Vittorio Bianchi.

Giocavamo con le rose della villa mangiandone i giovani croccanti e dolci nuovi butti. Oppure cogliendo panieri di petali per fare l’infiorata a terra per Sant’Isidoro protettore degli agricoltori.

Ma si giocava anche dentro a certi ambienti come i granai dove facevamo lo sci scendendo dalle montagne di grano, oppure in cantina per assaggiare il mosto fresco o la pimpa. Si giocava sui trattori fermi in officina dandogli il loro rumore con le nostre voci. Ma anche nelle poche automobili che era nella rimessa alla sinistra della cantina e a destra delle scuderie. Ricordo bene una topolino giardiniera con la quale il fattore o mio babbo si recavano a Grosseto.

Poi Nando, sua moglie Giulia e il figlio Emo si trasferirono a Braccagni dove c’era da mandare avanti il frantoio che era nel centro del paese, a San Rocco.

Fu così che ci si perse di vista. Ci siamo persi di vista per una sessantina di anni e poi circa dieci anni fa, e non ricordo come fu, ci siamo rincontrati e ci siamo fidanzati.

Ci siamo raccontati le nostre vite e quelle delle nostre famiglie. Lui era andato da poco in pensione. Dopo aver fatto la gavetta vendendo le Enciclopedia porta a porta (una vera università per un futuro venditore e rappresentante) era poi approdato alla rappresentanza e la vendita di apparecchi radiofonici, televisivi, impianti stereo, e infine agli elettrodomestici bianchi, cioè lavatrici frigoriferi ecc., tutto con grande successo.

Una volta in pensione si guardò bene dal fermarsi a casa, anzi iniziò una nuova attività: venditore di vini! Sapeva della mia passione per la materia e una discreta esperienza per aver navigato in queste acque, pardon in questi vini. Mi chiese consigli, ma anche diversi campioni che riceveva per le vendite.

Praticamente ci vedevamo un giorno si e quell’altro pure. Era puntuale nelle visite al cimitero per visitare le tombe dei suoi, e nell’occasione si fermava da me per fare un pocciatina.

Nel 2014 assieme abbiamo organizzato una rimpatriata dei dipendenti della Fattoria degli Acquisti e dei loro proprietari conti Guicciardini Corsi Salviati.

Dopo una vita assieme alla moglie è rimasto solo qualche tempo fa. A distanza di poco tempo è arrivata la bestia. L’ha accolta con coraggio e serenità. Come suo solito. Pareva aver superato il male. Ma non era così, e dopo aver sofferto poco, ma fin troppo, ci ha lasciati.

Non si è vissuto tantissimo assieme, solo all’inizio della nostra vita e alla fine. Non ricordo di aver mai conosciuto in vita mia una persona gentile, corretta, serena e saggia come Emo.

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