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Il bello delle donne

Archiviato in Parole da il giorno 21 febbraio 2019 0 Commenti • views: 88

Il movimento per l’emancipazione delle donne viene da lontano, ma è a partire dal 1700 che si possono individuarne tappe ed evoluzioni. Quello che ho vissuto io ha origine dalla seconda metà del secolo scorso.

Non voglio fare analisi di alcun genere, ma testimoniare un aspetto pratico della faccenda. Non parlerò, quindi, di femminismo anche se è proprio in questo periodo che il movimento conosce la sua più grande evidenza. Vorrei soffermarmi su un suo aspetto: l’atteggiamento delle donne negli uffici pubblici nei confronti dell’utenza.

Negli anni ’50 non era facile trovare donne agli sportelli nei vari uffici amministrativi. Se c’erano, erano di norma confinate negli uffici non aperti al pubblico, diciamo nelle retrovie. Poi, piano piano, si sono affacciate con incarichi diretti “al pubblico”.

All’evidente gioia ed orgoglio per queste conquiste, si è purtroppo accompagnato spesso un aspetto poco piacevole della faccenda. Una volta preso possesso dell’incarico e apprese le norme vigenti nella materia di competenza, si è affiancata spesso la voglia di far pesare questa nuova conquista, specie in presenza dell’utenza maschile. Quasi fosse una vendetta da consumarsi verso chi le aveva tenute per troppo tempo in seconda linea. Fatalmente erano le donne più giovani ad avere un comportamento più aggressivo e intransigente.

A titolo di esempio ricordo che, passando la frontiera negli anni ’60, si cercava di portare qualcosa di “proibito” tipo sigarette dalla Svizzera e vini dalla Francia. Se trovavi un uomo ai controlli, era difficile che si incorresse in problemi particolari, vista anche la modesta quantità del “contrabbando”. Se andava proprio male poteva essere: “Ma guarda quanti bei vini! Chissà come sono buoni!” E questo ti incoraggiava ad offrire una bottiglia per verificare se veramente era così. Una risata, una stretta di mano, un grazie ed un arrivederci. Ma c’era anche il tipo che, vista la modesta quantità, ti poteva dire: “Vada vada”.

Ricordo la prima volta che trovai una ragazza in uscita, mi pare proprio dalla Francia, che mi chiese cosa avessi da dichiarare. Dissi: “Un po’ di vino…..” e lei mi chiese si aprire il baule. Io in effetti non avevo solo qualche bottiglia, ma mi pare due cartoncini da 6. E la cosa prese subito un aspetto poco piacevole: “No”, mi disse, “Questo non si può, deve portarlo in ufficio”. Io cominciai a preoccuparmi perché non sapevo cosa mi poteva succedere. Fortuna volle che giungesse il collega, sicuramente un superiore, il quale con tono ben diverso esordì con voce “bonacciona”: “Cosa trasporta questo signore?” E dopo aver visto di cosa si trattava e sentito il mio parlar toscano, mi chiese di dove fossi. Gli dissi di Braccagni, in provincia di Grosseto. “Ma no”, disse lui, “ma guarda, io ho un cugino che abita a Ribolla, ci sono passato da Braccagni”. Rincuorato ripresi a respirare regolarmente. Ebbi anche il coraggio di chiedere se potevo lasciare un paio di bottiglie, lui disse di no, ma se proprio insiste…

Qualcosa di simile mi successe dalla Svizzera verso l’Italia con sigarette e cioccolato. Anche qui un uomo mi venne in soccorso e la cosa si appianò.

Peggio mi andò in occasione di un viaggio in un paese del nord Africa, in Algeria. Ero andato a trovare il nostro agente per le macchine per calcestruzzo della nostra azienda “BRAIMA”. L’agente era un Pied-Noir che però era rimasto nel paese, mentre sua moglie lavorava all’Ambasciata francese ad Algeri. Al momento di ripartire andammo assieme all’aeroporto: lui partiva per la Francia, io per l’Italia. Dopo esserci salutati all’orario previsto, mi avviai alla dogana. Stranamente vidi una giovanissima ragazza in divisa ad eseguire i controlli. Il mix giovane donna – funzionario di polizia mi mise subito in preallarme. Detto fatto: al controllo valuta mi chiese la dichiarazione che avrei dovuto compilare completamente e che invece era fatta solo nella prima parte. Senza tanta esitazione chiamò i superiori: si presentarono due omoni da far paura, uno con il mitra, l’altro in borghese. Mi invitarono a seguirli  in ufficio. Là giunti, il funzionario mi disse che la mia svista era grave e che mi sequestravano il passaporto finchè non avessi pagato una multa salatissima. Non avevo i soldi a sufficienza e, non sapendo cosa fare, chiamai la moglie del nostro agente. Lei mi disse di stare tranquillo, che avrebbe studiato lei il da farsi in qualche ora. Nel frattempo mi invitarono a rimanere nella stanza della dogana alla presenza del militare con il mitra. Ero un poco sollevato, ma non proprio tranquillissimo. Dopo circa tre ore la vidi arrivare e ci portarono tutti e due nell’ufficio del capo dogana. Il capo era un giovane che si dimostrò subito interessato alle evidenti grazie della giovane signora. Lei si qualificò come addetta all’ambasciata francese e l’uomo abbassò subito i toni. Risolsi così il problema perché, facendo il giro dei suoi amici, lei aveva trovato la somma necessaria a pagare la multa.

Anche negli uffici delle amministrazioni locali poteva succedere qualcosa di simile, ma senza arrivare all’arresto. Sappiamo quanto sia maligna la burocrazia, peggio ancora se trovi chi vuol fare il pignolo a tutti i costi. Bene, in questa categoria le donne erano quelle in prima fila.

Poi, piano piano, con il passare del tempo, le cose sono cambiate. Oggi gli uomini sono rimasti grosso modo gli stessi, ma generalmente sempre più scoglionati e approssimativi, le donne più preparate, tolleranti e disponibili ad aiutarti. Si proprio così, pare una rivoluzione copernicana.

Non so se si deve all’orgoglio di essere preparate e della possibile vergogna di non esserlo, ma sta di fatto che è difficile trovarne di non adeguate al compito. A me poi, da quando la barba mi è diventata tutta bianca, i capelli ce li avevo una volta, vedo che mi guardano quasi con tenerezza, come fossi un nonno. Come in realtà sono.

L’ultima volta, mi è successo proprio l’altro giorno, nell’Ufficio dei Vigili di Grosseto. era una pratica un po’ delicata, non ero sicuro di quello che avevo preparato ed ero un po’ in ansia. L’ufficio apriva alle 10 e io alle 9 ero già li. Un’ora a pensare come poteva andare la faccenda cui tenevo particolarmente. Poi finalmente si aprono le porte e trovo due giovani vigilesse sorridenti e pure carine. Presento i documenti e chiedo se tutto è ok. Vedo nel viso della mia quell’espressione che mi dice: “Questa mi ha preso per un nonno, vai sono a posto!” In effetti era tutto a posto e lei è stata carinissima. Al momento di salutare, ho chiesto se potevo fare i miei complimenti e ho chiuso  dicendo che, se ci fossero stati due uomini, non sarebbe stato così piacevole come con le due e i loro due splendidi sorrisi. Sono uscito felice come un ragazzino promosso a scuola.

Ed è stato questo fatto a spingermi a scrivere queste riflessioni. Grazie a loro!

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