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Il mio amico Luciano Zazzeri

Archiviato in Immagini da il giorno 18 marzo 2019 0 Commenti • views: 225

Fu il mio amico Alessandro Cavina a farmi per primo il suo nome. Alessandro aveva lavorato con me all’Azienda Agraria Meleta dove si produceva vino ma anche piccioni di altissima qualità. Per questo era stato diverse volte al Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini per la consegna dei nostri prodotti. Sapeva anche che frequentavo spesso il ristorante che godeva di fama per essere a buona ragione nella vetta della ristorazione italiana. Poi sia io che Alessandro lasciammo l’Azienda. Lui però continuò ad occuparsi di vino ed ebbe quindi modo di conoscere molti ristoranti di tutta la Toscana e oltre. Un bel giorno si presenta da me con un entusiasmo fuori dal comune! Roberto ho trovato un locale dove cucinano come al Gambero Rosso, come minimo, ma devi andare a conoscerlo, è incredibile. Lui era così, quando si entusiasmava si lasciava andare senza freni in lodi ed apprezzamenti. Mi fece promettere che ci sarei andato ed infine c’andai.

Cosa difficile da raccontare perché trovai una situazione che mai mi sarei aspettato. E non solo per la splendida sistemazione sulla spiaggia a nord di Bibbona, ma anche perché il ristorante aveva tutto l’aspetto di un bagnetto. Anche il colore è quello tipico della spiaggia a sud di Livorno, di un bell’azzurro e del bianco. Conoscendo vizi e virtù della Guida Michelin mi chiedevo come poteva avere avuto una stella un ristorante con quell’aspetto. Poi entrai e le cose cominciarono a quadrare. Una luminosissima sala proprio sul mare con un’apparecchiatura elegante e sobria allo stesso tempo. All’accoglienza rimase un po’ confuso perché ad un gentilissimo cameriere che ci fece accomodare, si presentò subito dopo che aveva un barba a pizzetto! Alla mia faccia inebetita il nuovo senza dirmi niente con l’indice mi segnalò il primo che era venuto: era il fratello gemello! Uno è Giovanni l’altro è Johnny, anche loro dovevano poi rivelarsi come componenti essenziali della baracca la Pineta. Si perché Luciano continuava a chiamare così il suo ristorante.

Servizio e attenzioni gentili, senza fronzoli ma con tanta cordialità. Poi mi disse Roberto verrà Luciano. E poi Luciano venne. Con un sorriso gentile, con uno stile inimitabile di chiarezza, disponibilità infinita. Con il tempo mi è venuto da pensare: bisognerebbe tirarci fuori un prontuario per disegnare e definire il ristoratore ideale. Non mi ci perdo troppo, tanto non sarei capace di rendere la realtà di quest’uomo: sarebbe come spiegare a chi non lo è, cosa significa essere nonno! Posso casomai raccontare qualche aneddoto così, giusto per rendere un po’ l’idea.

Una volta ero a pranzo con Laura, mia moglie, Raffaello, mio fratello e Manuela sua moglie. Manuela è un fenomeno in cucina: è brava a fare i primi, i secondi, non parliamo poi del pesce, ma anche e soprattutto per i dolci. Tutti entusiasti e in particolare lei, Manuela. Arrivati al dolce fu servito un dessert con una pesca finemente elaborata e lei disse: io pagherei a sapere come si fa a fare una cosa del genere! Glielo chiediamo dico io. Sì, figurati se quello te lo dice. Feci un cenno a Luciano che venne e io gli chiesi: mia cognata si chiedeva come fate a fare questo bel dolce. Lui si piego leggermente verso di lei e stette li venti minuti in piedi a spiegargli passaggio dopo passaggio come si preparava quel dessert! Roba che forse giusto la tu nonna potrebbe fare una cosa del genere.

Un’altra volta eravamo al ristorante con mia cugina Paola che abita a Monza. Era il suo compleanno e, come uso in questi casi, fu servita una bella torta. Solo che fu accompagnata subito da uno spadone con il quale Paola avrebbe tagliato la torta. Cosa carina, ma non finì li la cosa. Luciano si presentò con una bottiglia di bollicine e invitò Paola a stapparla a mezzo dello spadone! Questo è il famoso metodo dello Sabrage,  una tecnica per aprire le bottiglie di champagne con una sciabola. Molto coreografico, ma anche difficile per chi non lo sa fare. Luciano si mise a fianco di Paola, gli prese la mano e la guidò a dare il famoso colpo secco. Il tappo se ne andò con il collare superiore della bottiglia e con un bel getto di spuma.

Sono tornato spesso nel ristorante. Quando arrivavo uno dei gemelli gridava: ragazzi è arrivato Piere Sauvignon! Questo perché sapevano del mio amore per questo vino che abitualmente bevevo da loro.

Avrei altri mille aneddoti, ma sarebbe forse troppo lunga la storia.

Luciano è venuto ospite da noi in Maremma, come al solito disponibile e gentile.

Una curiosità che sanno solo chi lo conosceva bene. Pur essendo stato pescatore e avendo un ristante tutto pesce, la sua passione era la caccia! E la cacciagione!

Ciao Luciano e ora forza Andrea e Daniele, i figli, forza Giovanni e Johnny e poi tutta la brigata della Pineta!

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